Firstly

Questo diario fa parte del gioco di blog Magical Future, dedicato alla saga di Harry Potter e ambientato nel futuro. Tutto quello che viene scritto è assolutamente inventato e per nulla legato a quanto narrato da J.K. Rowling nei suoi libri. Persino il personaggio è inventato, anche se le foto che ho usato sono di un'attrice realmente esistente, Tanc Sade.

The Supreme

Carta d'Identità
Data di nascita: 18 Dicembre
Luogo di nascita: NashVille - HighLand - Scozia
Corso Universitario: Psicologia e Psichiatria Magica
Particolarità: Animagus, Volpe Artica
Aspetto:
Fatti: Finnley O’Malley, da tutti chiamato Finn, è un ragazzo di 23 anni, nato e cresciuto a Londra. Discendente da una grande e oscura dinastia di Maghi, non si è mai fatto mancare niente dalla vita. La madre Sabine è l’ambasciatrice magica Inglese, è spesso via per lavoro, e a causa di quest’ultimo Finn ha vissuto 3 anni in Spagna. Il padre Doug O’Malley è un ex professore della Candince, ormai in pensione. Ma da giovane è stato un ricco industriale, che ha deciso di lasciare il mondo dell’industria per intraprendere la carriera di professore, ha dedicato tutta la sua vita alla Politica, cosa che l’accomuna con la moglie. Alla Candince, contrariamente alle aspettative della famiglia ha intrapreso il corso di Psicologia e Psichiatria Magica, non che la sua aspirazione massima sia quella di entrare al S. Mungo, lui vuole aprire un ambulatorio tutto suo, insieme a tutto uno staff medico. La disponibilità monetaria non gli manca di certo, ma deve ancora trovare uno staff giusto, e conseguire la laurea. Ma segue con molto interesse, anche il corso di Politica Internazionale Magica, bravo studente e ottimo amico, Finn insieme a Colin e Ian possiede un negozio di oggettistica Magica. Finn è un animagus, e a volte si diverte a gironzolare per il campus trasformato, può trasformarsi in una Volpe Artica, piccola e bianca, con occhi azzurro ghiaccio. Questo Finn appena descritto non si direbbe neanche che è lui. Ecco il Finn che tutti conoscono: Alcolizzato, Britannico, Casinista, Demenziale, Egocentrico, Fantasioso, Girovago, Handicappato, Ironico, Laborioso, Megalomane, Nervoso, Ospitale, Particolare, Quadrato, Recidivo, Supremo, Terribile, Unico, Volpe, Zuccone. Amante del rischio e della follia, amico dell’incertezza Finn è il perfetto Attaccabrighe, è il capo Supremo della Brigata della vita e della morte. Un gruppo di ragazzi uniti sotto uno stesso credo, la pazzia, e la voglia di osare. Ragazzo solare, sempre con la battuta pronta e alla mano, ma dentro di se possiede l’anima del perfetto Slytherin. Finn ha un fratello e una sorella, sono gemelli, hanno 6 anni più di lui, ma ormai ha perso quasi tutti i contatti con loro, entrambi giornalisti girano il mondo in continuazione, senza mai sosta. Ha due amiche fin dall’ infanzia, Hecate e Leyla, i 3 ragazzini stavano spesso insieme, perché i loro genitori si vedevano sempre ogni sera. Tutti e 3 hanno cominciato a legare fin da piccoli, la loro era un’amicizia semplice senza, tanti problemi, con Leyla ha avuto sempre un rapporto un po’ distaccato fino alla grande tragedia che colpi la sua famiglia. Crescendo pian piano hanno cominciato a fidarsi uno dell’altra, Finn insieme Hecate sono gli unici due che hanno saputo della natura di Leyla, senza mai dire niente, e facendo come se niente fosse. Hecate, Hecate per Finn è una sorellina minore, tra loro non ci sono effusioni o smancerie, ma pura e semplice amicizia. Amore e Odio, Scherzi e battute costellano la loro amicizia. Nata in Spagna, quando si sono ritrovati insieme ad affrontare la vita per la prima volta da soli. Lui da piccolo, non sapeva pronunciare il nome Hecate, per via di un difetto di pronuncia che ha corretto crescendo, ma da qual momento, non l’ha mai chiamata con lo stesso nome, per più di due volte, trova nomignoli e nomi assurdi, ma ormai è come una tradizione. Lui per lei, è la spina nel fianco di sempre, ma sono fatti cosi. Intere notti hanno passato a casa di Finn, insieme a Colin a bere birra e giocare a carte, Hecate a casa di Finn è ormai una coinquilina non affittuaria. Ma loro stanno bene cosi, tra cucinate e torte in faccia, continuano a crescere, sempre insieme. Salito al trono della brigata durante il 4 anno di Hogwarts, ha conosciuto Millicent, una delle migliori amiche di Leyla, Dopo un anno Millicent è diventata insieme a Leyla, una Lady della brigata. Ma non solo da quel giorno Millicent è diventata la Regina di Cuori, del suo cuore. Una ragazza dalla bellezza indescrivibile, la visione di un angelo e un’anima diabolica, hanno trovato subito un feeling perfetto, a dir poco eccezionale, ma le loro vite non hanno fatto altrettanto, due anni sono stati insieme, gli ultimi due di Hogwarts per Finn, dopo i GUFO, hanno deciso di lasciarsi in comune accordo, sapendo che non erano pronti per una Relazione, con la R maiuscola, ma pur consci che non tentare sarebbe stato un errore. I tempi della scuola, erano fantastici lui e Millicent e Colin e Leyla erano un quartetto perfetto, le uscite a quattro non sono mai mancante. Ma ora ha rincontrato la sua Scheggia, riprova ancora qualcosa, ma non lo vuole ammettere, sono passati ¾ anni da quando si sono lasciati. Ma non può fare a meno, di pensare che la sua scheggia è tornata. Infatti la brigata senza Millicent, Leyla e Hecate è stata un po’ fiacca. Ma ora che Hecate è tornata, e le Lady hanno ripreso il loro ruolo tutto andrà per il meglio. Ama indossare camice stravaganti, che cambiano forma e decorazioni spesso, ha oltre duecento camice diverse nell’armadio, e ognuna più strana dell’altra, e le abbina a volte con dei cappelli ancora più bizzarri, ma il suo preferito è un cappello di lino bianco, classico, con una fascia nera, che cambia colore in base all’umore. Finn è un ragazzo semplice, ha grandi doti magiche ma non è interessato al lato oscuro, per lui la magia è solo un qualcosa in più che può tornargli utile, bravo duellante non ama mai sfidare nessuno, non sono cose che fanno per lui. Per l’importante per lui, è bere e divertirsi con gli amici, niente più.

Pearls of Wisdom

amicizia
amore
flashback
hecate
ironia
leyla
millicent
morte scampata
pazzia
pene damore
ray
scherzi

Time is money

oggi
febbraio 2007
ottobre 2006

People less supreme

Dock Rock
My Best Friend!
My Lovely Girl

Credits

Gli scritti e il personaggio sono © Ju
Immagini da [here] || Brushes da [here], [here], [here]

For Ju
Ore 2.34 del 29/10/06. Ho finito di lavorare su questo template e dopo tanto impegno, credo di essere soddisfatta; volevo realizzare un bel diario sì per un personaggio che adoro, ma soprattutto per la persona speciale che lo muove. Spero vivamente che ti piaccia.
Con affetto, Lys

domenica, 29 ottobre 2006

FlashBack di Millicent:
«Uff...non capisco! Perchè non viene come dovrebbe, questa dannata pozione?» chiedo scoraggiata a Finn che si è gentilmente offerto per aiutarmi a capirci qualcosa in più.
La pozione che Piton ci ha dato come compito è decisamente ostica e per di più, io non sono esattamente un genio in questo campo...
«Scheggia! Mi stupisci» dice spettinandomi i capelli. «Devi semplicemente prendere 5 gocce di lacrime di unicorno...Poi...» afferra il contagocce e comincia a farle cadere dentro il calderone. «...Dai continua te!» Mi sorride.
«Poi...poi...» dico cercando di ricordare «Non me lo ricordo...» concludo sempre più abbattuta, spingendo indietro il calderone.
«E tieni giù quelle mani...» aggiungo.
«Scheggia!» Dice imitando la tonalità di Piton. «Ricordati La VeRiTà» Poi alza le mani in segna di resa. «La VeRiTà» ribadisce serio.
«La verità? Ma che cavolo stai dicendo?» dico lancandogli una della mie peggiori occhiate. Siamo qui a studiare o vuole solo prendermi in giro?
«LA come LAcrime di unicorno. VE come VEleno di Magnolia. RI come RIcci di lago. TA come TAvoletta di Polline... Insomma LA VeRiTà» risponde come se fosse al cosa più ovvia al mondo.
La mia occhiataccia si trasforma in men che non si dica in uno sguardo pieno di gratitudine.
«Ma sei geniale, O'Malley!» esclamo contenta.
Gli salterei al collo, se solo non fosse così fuori luogo...
«Lo scopri ora?» Ammicca, e si passa una mano tra i capelli arruffati. «Su su su Scheggia, c'è una pozione domani da consegnare!»
Si gira ad afferrare il libro, e lo mette sul tavolo tra noi due.
«Non ce la farò mai...Pozioni...che materia inutile!» commento cercando sul libro la pagina giusta.
Mi piego all'altezza del viso di Finn, stiamo controllando il tempo di miscelatura. Questa è una di quelle pozioni che vanno 'cotte' una delle peggiori. Sbuffo, lui si gira verso di me. Mi guarda dritto negli occhi e mi bacia.
Un brivido lungo la schiena, come non l'avevo mai sentito prima...
Subito ritorno al mio posto, non riesco nemmeno a guardarlo negli occhi! Perchè l'ha fatto?
«Non mi pare che sul libro ci sia scritto esattamente questo, O'Malley...» dico cercando di risultare minacciosa, o almeno arrabbiata. Ma non è esattamente questo l'effetto che fa la mia voce. Sembra quasi che io abbia paura di parlare...di alzare lo sguardo...
«A no?» Controlla il libro. Sembra cosi dannatamente calmo. «Si guarda! Baciare la ragazza più carina della scuola, fà rendere la pozione la migliore al mondo» dice serio.
«E tu non vuoi prendere un bel voto a Pozioni?» Dice fissandomi,sento il suo sguardo addosso.
«Io...» cerco di rispondere, ma la mia mente è vuota. Completamente vuota. «Io...penso di dover andare, ecco...» dico infine alzandomi di colpo.
«Aspetta» Mi blocca per un braccio. «Aspetta!»
Ora sono costretta a guardarlo negli occhi, delicatamente con una mano mi alza il viso. «Perchè vuoi andare via?» chiede tranquillamente, ma tenendo la presa ben salda.
Se solo lo sapessi fare, mi smaterializzerei dall'altra parte del mondo...
«Perchè ti eri offerto di aiutarmi a studiare pozioni...non di baciarmi...» rispondo e questa volta ottengo l'effetto desiderato. Il mio solito tono scontroso.
«Giusto!» Lascia la presa, forse sà che non scapperò, anche se in fondo vorrei.
«Cavoli Scheggia!» Sembra spazientito. «Mi dispiace veramente... La prossima volta cerco di avvisarti tramite missiva!» sbotta con quel suo sarcasmo tagliente ed insopportabile.
«Ti dispiace?» chiedo solamente abbassando lo sguardo. E pensare che per un attimo, mi ero illusa che gli interessasse qualcosa di me...ma in fondo, come può ad uno del quinto anno interessare qualcosa di una ragazzina del secondo? Svegliati, Milly!
«Cosa?» Chiede inarcando il sopracciglio. «Tu...hai detto che ti dispiace...» farfuglio cercando di non risultare ridicola «Va be', niente...» concludo infine per evitare ogni figuraccia. «Lasciamo tutto alle spalle? Pietra sopra? Capitolo chiuso? Amici come prima?» chiede a raffica, mantendendo un tono e un comportamento molto pacato, fin troppo tranquillo per i miei gusti.
«Sì...sì, direi d sì...» dico risoluta. Tanto a lui non gliene frega niente di me...
«Lo sapevo» Scuote la testa, fa un passo indietro e apre le braccia.
«Lo sapevo!» Esclama più forte, lasciando cadere le braccia a peso morto.
«Sempre la solita dura, la ragazzina che ha imparato a vivere fin troppo bene...» comincia a dire, senza permettermi di parlare. Non che io abbia qualcosa da dire, in fondo...
«Te Scheggia hai paura... Siiii una paura fottuta di rischiare... Hai paura di lasciarti andare...» Prende fiato qualche secondo «Hai paura del fatto che io ti conosco fin troppo bene! Credi di non saper gestire il tuo cuore, di AMMETTERE che te stai bene con me, che ti senti protetta... Sopratutto non vuoi ammettere che anche te sai amare... Di rivelarti meno forte di quanto sei in realta...»
Queste ultima frasi vengono pronunciate con meno enfasi, quasi come se fosse deluso.
Brava Milly, brava. Tu sì che sai come far andare tutto a rotoli...
«Scheggia, facciamo come vuoi... Mettiamoci una pietra sopra e continuiamo a fingere di essere semplicemente amici... Questo ti riesce bene, no?» sospira.
Abbasso lo sguardo, facendo un passo indietro a mia volta. Ha dannatamente ragione.
«Sai Scheggia?» dice avvicinandosi e mettendosi a sedere, proprio davanti a me.
«Quando ti sei buttata per la cascata, quando ti sei fidata di me... Quando venivi da me chiedendomi di tutto... Quando passavamo pomeriggi interi insieme a litigare, quando ti sfogavi con me, perchè il mondo non girava dal verso giusto...» mi sistema con la mano una ciocca di capelli dietro l'orecchio. E per un attimo, sento ancora quel dannato brivido...
«Quando ho imparato a conoscere la vera Scheggia, ho capito che eri un miraggio. Hai 4 anni meno di me, e sei una delle persone più mature qui dentro... Quando mi sono reso conto di essermi preso una cotta per te... Ho capito che tutto stava per finire... Te sei troppo piena di te e del tuo orgoglio, per capire che essere in due non vuol dire, essere meno forte.»
Rimango per una ttimo ancora in silenzio, a rimuginare su qello che ha appena finito di dire. A pensare a quanto abbia ragione.
«Allora non è vero che ti dispiace...?» chiedo indecisa, cercando di mettere da parte per una sola volta il mio fottuto orgoglio.
Si alza, mi guarda in maniera strana...non riesco a capire se sia serio, arrabbiato o cos'altro.
I miei occhi si perdono nei suoi, lui delicatamente prende il mio viso tra le sue mani e mi dà un altro lungo, dolce bacio.

FalshBack di Finn:
«Uff...non capisco! Perchè non viene come dovrebbe, questa dannata pozione?» La osservo, non mi concentro molto sulla pozione a dire il vero.
«Scheggia! Mi stupisci» Esclamo, cercando di ritrovare la concentrazione. Gli scompiglio i capelli. Ma come faccio a concentrarmi con lei vicino? «Devi semplicemente prendere 5 gocce di lacrime di unicorno...Poi» Prendo il contagocce e le faccio cadere lentamente nel calderone. Sperando di ricordarmi bene, non vorrei che magari esplodesse, e io farei la figura del coglione integrale. «...Dai continua te!» Mi tiro su, e continuo a guardarla. Non posso fare altro che sorridere.
«Poi...poi...» dice spaesata. «Non me lo ricordo…» Sbuffa e scansa il calderone. «E tieni giù quelle mani...» aggiunge schioccandomi uno sguardo poco amichevole.
«Scheggia!» Imito la tonalità di Piton. Concentrati Finn, dai. Cerca di ricordati come era… La Vespa? No. La Vanità? No! LA Verità? Siiiiii. Sorrido più a me stesso che a lei .«Ricordati La VeRiTà» Allontano le mani da lei. «La VeRiTà» Ribadisco. Voglio vedere se ci arriva.
«La verità? Ma che cavolo stai dicendo?» No, non si ricorda. Oppure Piton ancora non gli ha detto niente, conoscendolo quando domani consegneranno le pozioni gli dirà questo trucco. Non posso tenerla ancora sulle spine, poveretta comincia ad avere crisi di nervi.
«LA come LAcrime di unicorno. VE come VEleno di Magnolia. RI come RIcci di lago. TA come TAvoletta di Polline... Insomma LA VeRiTà» Gli svelo il semplice trucco.
Sorride «Ma sei geniale, O'Malley!» esclama contenta.
«Lo scopri ora?» Ammicco compiaciuto, penso che sia una delle poche volte che con lo sguardo vuole ringraziarmi, invece che uccidermi. Mostrando indifferenza mi passo una mano tra i capelli. Infondo, sono geniale no? «Su su su Scheggia, c'è una pozione domani da consegnare!» Metto il libro di pozioni sul tavolo, e continuo a controllare la tecnica di miscelatura.
«Non ce la farò mai...Pozioni...che materia inutile!» Sfoglia il libro. Ora è a qualche centimetro dal mio viso, sento il suo profumo, è dolce, è l’opposto suo. Ma forse questo la rende speciale. Finn cavoli, dai, non lasciarti questa occasione, non lasciarti sfuggire lei. Sbuffa goffamente, girandosi verso di me. Non ce la faccio, non resisto la bacio, preparandomi mentalmente allo schianto che prenderò.
Un Brivido lungo la schiena, provo mille emozioni, sensazioni strane, quasi sembra come il primo volo su una scopa. Ecco, si, stò volando.
Spero solo di non precipitare in caduta libera nell’abisso più profondo
Appena si rende conto di quello che stà succedendo torna al proprio posto, ha la testa chinata ed è lievemente arrossata in volto.
Schianto evitato. «Non mi pare che sul libro ci sia scritto esattamente questo, O'Malley...» Dice seria. Un po’ troppo seria. Che stesse per vomitare? Cavoli! E se gli faccio schifo? Ma no, sono geniale io…
«A no?» Mantengo ancora il controllo della situazione. Devo farlo, sono sul punto del non ritorno. Non posso lasciarmi sfuggire tutto questo di mano. «Si guarda! Baciare la ragazza più carina della scuola, fà rendere la pozione la migliore al mondo» Riesco a rimanere serio. Ingannerei anche mia madre.«E tu non vuoi prendere un bel voto a Pozioni?» La fisso, ma lei non mi guarda, non si è mossa. Li ferma, immobile.
«Io...» Tentenna per un attimo. «Io...penso di dover andare, ecco...» Si alza di colpo, ma con un gesto fulmineo le afferro il braccio. Dicendole di aspettare. «Aspetta!» Con una mano le alzo il viso, cosi mi deve guardare per forza negli occhi. Non può sfuggire. «Perchè vuoi andare via?» Mantengo ancora miracolosamente la calma, i corsi Zen per missiva, allora servono!
«Perchè ti eri offerto di aiutarmi a studiare pozioni...non di baciarmi...» Ecco che la Scheggia scontrosa torna alla carica. Cosa? Ma che discorsi fa? Ma che al giorno d’oggi si deve avvisare prima di baciare? Magari la dovevo invitare ad un appuntamento al bacio
«Giusto!» Lascio la presa, spero che non si smaterializzi, anzi ancora non lo sa fare, spero che non mi atterri con quel calderone. «Cavoli Scheggia!» Sbotto senza volerlo.. «Mi dispiace veramente... La prossima volta cerco di avvisarti tramite missiva!» La tramortisco praticamente con un tono a dir poco tagliente.
«Ti dispiace?»!
«Cosa?» Eh? Dispiacere? Cosa? Quando? Dove? E Perché?.
«Tu...hai detto che ti dispiace...» Farfuglia.«Va be', niente...»
«Lasciamo tutto alle spalle? Pietra sopra? Capitolo chiuso? Amici come prima?» Concludo la sua frase, lo dovevo immaginare che finiva cosi. Alla fine lei è Millicent Bullstrode, la piccola grande donna.
«Sì...sì, direi d sì...» Conferma con fin troppa convinzione.
«Lo sapevo..Lo Sapevo!» Esclamo più forte, lasciando cadere le braccia a peso morto. «Sempre la solita dura, la ragazzina che ha imparato a vivere fin troppo bene…Te Scheggia hai paura... Siiii una paura fottuta di rischiare... Hai paura di lasciarti andare... Hai paura del fatto che io ti conosco fin troppo bene! Credi di non saper gestire il tuo cuore, di AMMETTERE che te stai bene con me, che ti senti protetta... Sopratutto non vuoi ammettere che anche te sai amare... Di rivelarti meno forte di quanto sei in realtà...» Finisco deluso da tutto questo. Questo non doveva succedere. «Scheggia, facciamo come vuoi... Mettiamoci una pietra sopra e continuiamo a fingere di essere semplicemente amici... Questo ti riesce bene no?» Sospiro.
Non dice niente, neanche questo a funzionato.
«Sai Scheggia?» Mi avvicino a lei, e mi siedo sulla sedia dove stava prima… «Quando ti sei buttata per la cascata, quando ti sei fidata di me... Quando venivi da me chiedendomi di tutto... Quando passavamo pomeriggi interi insieme a litigare, quando ti sfogavi con me, perchè il mondo non girava dal verso giusto...» Gli sistemo istintivamente i capelli, che gli sono caduti sul viso.
«Quando ho imparato a conoscere la vera scheggia ho capito che eri un miraggio. Hai 4 anni meno di me, e sei una delle persone più mature qui dentro... Quando mi sono reso conto di essermi preso una cotta per te... Ho capito che tutto stava per finire... Te sei troppo piena di te e del tuo orgoglio, per capire che essere in due non vuol dire, essere meno forte. »
Niente, non fa niente, se non respirasse penserei che l’ho impietrita come Medusa.
«Allora non è vero, che ti dispiace?» Chiede goffamente.
Se solo potessi, la prenderei e abbracciandola la roterei come se fosse una bambolina, e sicuramente non la lascerei più andar via.
Mi avvicino a lei, e mi perdo nel blu dei suoi occhi, gli prendo il candido viso tra e mia mani, e la bacio, finalmente dimostrandogli non solo che non mi dispiace, ma che oggi mi ha reso il ragazzo più felice del mondo.

***

FlashBack di Millicent:
L'ultima prova dei G.U.F.O. è appena terminata. Non vedevo l'ora che tutto finisse, finalmente avrò un po'di tempo per me. E per Finn.
Vado in cortile, mi siedo sotto la nostra quercia, aspettando che anche lui arrivi dopo l'ultima prova dei M.A.G.O.
Lo vedo arrivare in lontananza, è da solo e come al solito non ha neanche un libro con sè.
«Scheggia!» mi chiama sorridendomi.
Come fa ad essere così dannatamente tranqillo? Non si è reso conto che presto sarà tutto finito?
«Ehi! Com'è andata?» chiedo mentre lui si siede accanto a me.
«Bene» appoggia la testa sul tronco dell'albero, facendosi così più vicino.
«Te Scheggia? Hai schiantato qualche professore?!» Ride.
Quella risata me la ricorderò per il resto dei miei giorni. E mi mancherà da morire.
«No...nessuno! Ho fatto progressi, vero?» dico sorridendo e posando la testa sulla sua spalla.
Dai Milly, cerca di non fargli capire quanto stai male. Cerca di non fargli capire che sei la ragazza più infelice del mondo.
«Wow, mi sorpredendi sempre Scheggia!» Esclama divertito.
E poi sospira.
«Qualcosa non va?» chiedo notando quello strano sospiro.
Domanda retorica. So benissimo cosa c'è che non va.
Ha evitato di dirmelo, ma so benissimo quello che sta per dirmi. So che l'hanno ammesso a Psicologia, con i suoi voti devono per forza averlo preso.
«Sono stato preso a Psicologia e Psichiatria alla Candice» dice a un tratto.
Guarda un punto fisso lontano, e con le mani strappa ciuffi d'erba.
Sapevo che questo momento sarebbe arrivato. Ma speravo non arrivasse mai.
«Ma è fantastico!» esclamo sollevando la testa e guardandolo negli occchi.
So che questo è sempre stato il suo sogno, chi sono io per mettergli i bastoni tra le ruote? Chi sono io per chiedergli di accettare l'offerta di Silente di diventare assistente di Piton e mandare all'aria il sogno di una vita?
«Già, fantastico!» Sorride lui. «Ma.. C'è un'altra cosa che ti devo dire...»
Cosa? Cosa diavolo c'è ancora? Non basta sapere che te ne andrai per sempre da questa scuola? Che non passeremo più ogni dannato secondo libero della nostra esistenza insieme? Che non sarai più qui ad aiutarmi quando avrò problemi con le pozioni di Piton? Che non potrò più prendermela con te quando le cose non girano come dico io?
«...E se non te la dico ora, finisce che non te la dico piu... E se non te la dico più, finisce male... Perchè cazzo, sono un fottutissimo stronzo vigliacco. Perchè sono lo smidollato di sempre... »
No, ti prego, non dirmi che mi ami, non potrei sopportarlo.
«...Ma sappi che ti amo, e ti amerò sempre»
Ecco. E come faccio adesso a lasciarti andare? Come faccio a stare senza di te?
«... che non ho mai smesso un secondo di pensarti, e penso che non lo farò mai... in questi 3 anni sono stato il ragazzo più felice della terra. Ho amato ogni cosa di te, ogni sospiro, risata, battutata o litigata... Sai? Sei amabile quando ti arrabbi... Diventi bellissima... Ma non è questo che ti interessa ora, non ti interessa che mi piace guardarti dormire, svegliarti la mattina, e come prima cosa fiondarti sulla tazza del caffè...»
Si ferma lasciando cadere la frase a metà. No no no Finn...taci...già è difficile così, poi se mi dici queste cose...
Abbasso lo sguardo, non ce la faccio...non posso piangere, non posso...
«E cos'è che mi interessa?» chiedo rialzando lo sguardo.
«Domani parto per l'Australia»
Basta, il mio cuore si è ufficialmente fermato. Ha smesso di battere. Posso anche smettere di respirare. Domani? E me lo dice così? Adesso? Io avevo progettato per filo e per segno ogni secondo della prossima settimana, la nostra ultima settimana. Un miliardo di cose da fare, film da vedere, posti da visitare, cose da comprare.
E lui mi dice che domani parte.
Ma forse è meglio così. Meno tempo da passare insieme pensando che presto arriverà la fine.
«Domani?» chiedo istintivamente.
Mi sembra di morire.
«Si, mia madre starà li un anno, l'ambasciata magica inglese ha bisogno di lei, io l'accompagno, stò li un mese, prima di cominciare gli studi»
Ha la voce ferma, seria e non mi guarda. Perchè cavolo non mi guarda? Si sta rendendo conto di essere uno stronzo, a lasciarmi qui così, da sola, con così poco preavviso?
«Be'...l'Australia dev'essere stupenda...» dico abbasando di nuovo lo sguardo.
Certo che non potevo trovare una cosa più stupida da dire...
Perchè non gli dico che se solo me lo chiedesse, lascerei tutto e partirei con lui? Un mese in Australia in fondo non sarebbe male.
Ma no, sicuramente non mi vorrà tra i piedi, avrà un miliardo di cose da fare prima di andare all'università, io sarei solo d'intralcio.
«Si koala e kanguri ovunque!» Ride. «Per non parlare delle maestose cene in cui verrò sbandierato come il figlio della famosissima e bellissima e fantastica ambasciatrice Inglese.»
E stronzissima ambasciatrice inglese. Come le viene in mente di portarselo via per tutto un mese e dall'altra parte della terra, poi.
Appoggia la sua testa alla mia.
«Scheggia, che programmi hai te?»
Programmi? Io voglio morire qui, adesso. Ecco il mio programma.
«Non so, non c'è ancora niente di definito...forse vado da qualche parte con Pansy o Daphne...stiamo ancora decidendo...» invento all'ultimo momento.
Non voglio diventare un peso, non voglio che parta con il senso di colpa per avermi lasciata qui da sola, senza niente da fare per l'esate.
«Vacanze tra Vipere...» Sorride. «Che si vuole piu dalla vita?»
Già...vacanze tra Vipere, come no...Pansy andrà sicuramente da qualche parte con Draco e Daphne sarà impegnata con uno dei suoi cento ragazzi.
E io da sola a pensare a te, a quanto ti starai divertendo in Australia senza di me, a come sarà la tua nuova vita alla Candice, a quante ragazze ti gireranno intorno.
Altro che vacanze tra Vipere!
Ora si è girato mi fissa dritta in faccia. Non parla, non si muove, mi fissa semplicemente...
«Già...che si vuole di più dalla vita?» ripeto cercando di risultare convincente.
Che si vuole di più dalla vita? Vorrei semplicemente essere qualche anno più grande, aver finito i M.A.G.O. e venire alla Candice con te.
Non mi sembra di chiedere poi tanto...
«Scheggia...» Mi chiama. Riconosco quella voce. La stessa voce di quando ci siamo messi assieme. Stesso sguardo. «E non fare quella faccia!» Ride, sembra relamente divertito. Ma che cavolo ci troverà mai da ridere?
«Che quando rientro dall'Australia ti spedisco un Koala, si un essere peloso e un po' puzzolente... Cosi ti ricorderai di me!»
Ecco che ricomincia a delirare. Quanto mi mancherà tutto questo!
«Oh sì, guarda, non vedo l'ora!» esclamo ridendo a mia volta. «Un koala è giusto quello che mi manca...»
«Si si si, allora te ne mando due, e cosi faranno i koalini!» Mi stringe la mano.
Non lasciarmi.
Non lasciarmi...
«E quando ci rivediamo in un futuro, avrai l'allevamento di Koala più famoso di Londra. E magari poi potrai prendere anche i Kanguri, e i pappagalli...E farai Scheggia e il Fantastico mondo degli animali esotici!»
Alzo gli occhi al cielo. Come fa ad essere così dannatamente idiota anche in un momento come questo? «Poi aspè!» Dice quasi urlando. «Ti prendi un paio di scimmie, cosi ti ricorderai di Colin e Ian...»
Colin e Ian? Ma cosa me ne frega ora di quei due?
Si finge pensieroso. Impossibile, lui non pensa mai.
«Maaaa... Scheggia dopo tra qualche anno, noi della brigata potremmo mettere su un bel circo ambulante... Siiiiiiiiii... Girovagheremo intere stagioni, e te starai con il tuo Koala Kemmy, perchè si il primo koala che ti regalerò si chiamera Kemmy, attaccato dietro la schiena!» Non parlo. So che quando inizia a delirare in questo modo è assolutamente inutile dire qualunque cosa.
Vorrei abbracciarlo e pregarlo di non partire...
Ma non posso farlo.
Si alza di scatto in piedi, tirandomi su. «Guarda, poi una volta guadagnati cosi tanti soldi, compreremo la scuola, e sbatteremo via tutti, e ci faremo i quartier generale della brigata...»
«Ehi!» dico pulendomi la gonna con le mani dai residui di erba. «Sì certo, il quartier generale della brigata..» commento con il tono di voce di una che ormai ha perso ogni speranza di fare un discorso serio..
«Siiii Aboliremo la torre dei GalliD'oro... Ci faremo la sala da biliardo....» Si ferma di botto, mi abbraccia.
Stringimi forte e non te ne andare.
Non parla, mi tiene stretta tra le sue braccia.
«Domani parto... Scheggia, inutile far finta di niente, mi mancheranno le nostre litigate...» Sussurra, così all'improvviso.
Ricaccio indietro le lacrime, non posso piangere, non posso farlo sentire in colpa.
«Anche a me mancheranno...tu mi mancherai...ma che ci vuoi fare, sapevamo che sarebbe arrivato questo momento prima o poi...» dico lasciando che mi stringa forte tra le sue braccia.
Chiudo gli occhi. Dio come mi mancherà il suo profumo...
«Già.. Ti amo scheggia» Mi stringe più forte a sè. E si smaterializza.
Non ho fatto nemmeno in tempo a dirgli che anche io lo amo, più della mia stessa vita. Che la mia esistenza non avrà più alcun senso senza di lui.
Non l'ho nemmeno baciato per l'ultima volta...
Rimango lì impalata per qualche secondo, poi mi lascio cadere di nuovo sotto la nostra quercia, porto le ginocchia al petto e inizio a piangere.

FalshBack di Finn:
Finiti i M.A.G.O. Non volevo mai che arrivasse questo momento. Non così presto.
Non può essere tutto cosi difficile, no? Mi avvio alla nostra quercia. Quella che ha visto tutti i nostri momenti migliori, e penso da oggi anche i peggiori.
«Scheggia!» La chiamo cercando di sorridere.
«Ehi! Com'è andata?» Mi chiede mentre mi siedo vicino a lei. Anche lei oggi finiva i G.U.F.O. Ho fatto bene a non dirle niente, a continuare a morire dentro. Non potevo dirgli, Hey vado in Australia per un mese, poi comincio gli studi alla Candince. Non sarebbe stato giusto. Anche se cosi forse ho solo peggiorato le cose. Perché domani parto, e non la vedrò più per molto, troppo tempo. Questa favola di litigate memorabili, e attimi indimenticabili stà per finire. Me lo sento. Figuriamoci se una come lei vuole una relazione a distanza. Non penso proprio.
«Bene» Appoggio la testa sul tronco dell'albero. «Te Scheggia? Hai schiantato qualche professore?!» Rido. Cazzo ridi Finn? Eh? Ma è possibile? Sei sempre cosi dannatamente idiota.
«No...nessuno! Ho fatto progressi, vero?» Appoggia la sua testa sulla mia spalla. Perché rendi le cose cosi complicate? Perché? Non è giusto così. Non va bene. No. «Wow, mi sorprendi sempre Scheggia!» Sospiro. Come faccio a dirgli tutto? Anche se sono sicuro che anche a lei non vada bene una storia a distanza… Troppe Strillettere, troppe difficoltà. Abbiamo entrambi i migliori anni della nostra vita davanti. Come facciamo?
«Qualcosa non va?» Si Milly, Si! Parto domani, sono stato preso alla Candince, e non ti vedrò più. Dici che qualcosa non và? Lascio qui la parte migliore di me. Lascio qui te.
«Sono stato preso a Psicologia e Psichiatria alla Candice» E il resto quando glie lo dici? Quando domani ti vede con il baule in spalla? Coglione Finn. Sei semplicemente un coglione vigliacco. Lei non merita uno come te. Non hai nemmeno quel fottutissimo coraggio di dirgli tutto. Stupido che sei.
«Ma è fantastico!» Esclama lei. Fiu. L’ha presa bene. Magari non glie ne frega niente, magari anche lei è consapevole che prima o poi doveva succedere, magari stà tirando un sospiro di sollievo perché non dobbiamo affrontare una relazione a distanza.
«Già Fantastico!» Sorrido. «Ma.. C'è un'altra cosa che ti devo dire... E se non te la dico ora, finisce che non te la dico piu... E se non te la dico più, finisce male... Perchè cazzo, sono un fottutissimo stronzo vigliacco. Perchè sono lo smidollato di sempre... Ma sappi che ti amo, e ti amerò sempre... che non ho mai smesso un secondo di pensarti, e penso che non lo farò mai... in questi 3 anni sono stato il ragazzo più felice della terra. Ho amato ogni cosa di te, ogni sospiro, risata, battuta o litigata... Sai? Sei amabile quando ti arrabbi... Diventi bellissima... Ma non è questo che ti interessa ora, non ti interessa che mi piace guardarti dormire, svegliarti la mattina, e come prima cosa fiondarti sulla tazza del caffè...» Zitto Finn. Non la travolgere con la tua parlantina. Arriva dritto al sodo. Dai. Su. Stronzo che non sei altro.
«E cos’è che mi interessa?» Non fa un frizzo, come sospettavo, anche lei ci deve aver pensato bene, che alla fine è meglio dare un taglio no? No Milly, piangi, sfogati, fammi rimanere con te, non voglio andare via, di soltanto una parola e rimango con te.
«Domani parto per l’Australia»Secco, deciso, da bravo idiota.
«Domani?» Scheggia. Dimmi che vuoi che resta. Dillo, dimmi che proviamo a superare la distanza in due. Dimmi qualcosa. Fammi capire che stò commettendo la stronzata della mia vita.
«Si, mia madre starà li un anno, l'ambasciata magica inglese ha bisogno di lei, io l'accompagno, stò li un mese, prima di cominciare gli studi» Dico senza guardarla, perché so che non piangerà mai per me. So che tutto dopo oggi finirà.
«Be’.. l’Australia… Deve essere stupenda..» Ma che cavolo dici? Ma ti pare? Senza di te, niente può essere stupendo.
«Si koala e canguri ovunque!» Rido. «Per non parlare delle maestose cene in cui verrò sbandierato come il figlio, della famosissima e bellissima, e fantastica ambasciatrice Inglese.» Appoggio la mia testa alla sua. «Scheggia, che programmi hai te?» Cazzo dici Finn? Digli quello che pensi, ti stai tormentando da un mese, non dormi la notte, e gli chiedi che programmi ha? Mentre vi state lasciando? Certo che se esistesse un regno degli idioti, te saresti il re.
«Non so, non c'è ancora niente di definito...forse vado da qualche parte con Pansy o Daphne...stiamo ancora decidendo...» E che volevi sentirti dire? Vengo con te in Australia? Voglio passare ogni istante con te? Finn ha 16 anni, vuole divertirsi con le amiche, vuole avere le sue esperienze, vuole avere cosi tanti ragazzi, non vuole avere responsabilità.
«Vacanze tra Vipere...» Sorrido. «Che si vuole più dalla vita?» La fisso, voglio memorizzare per sempre questo momento, il momento in cui mi rendo conto di essere il ragazzo più idiota della terra. Sulla carta è tutto cosi facile, io stesso pensavo di potercela fare, infondo non sono pronto io per primo a una relazione a distanza. Soprattutto perché passare dal ci vediamo tutti i giorni, anche l’estate stiamo sempre assieme… Al ci vediamo una volta al mese, è dura da digerire!
«Scheggia...»La chiamo. Digli che non parti se vuole, rischia per uan volta. Affronta le tue responsabilità. Ormai dovresti essere sulla strada giusta della maturità. No?«E non fare quella faccia!» Rido. Almeno fingo di ridere, realmente divertito.. «Che quando rientro dall'Australia ti spedisco un Koala, si un serre peloso e un po' puzzolente... Cosi ti ricorderai di me!» Però devo ammettere, che l’immagine di Milly che apre un pacco enorme, con dentro un Koala, e davvero esilarante. E anche sta volta scappi dalle tue responsabilità. E ti rifugi nel solito cretino, jullare di corte
«Oh sì, guarda, non vedo l'ora!» esclama ridendo a sua volta. «Un koala è giusto quello che mi manca...»
«Si si si, allora te ne mando due, e cosi faranno i koalini!» Gli prendo la mano, ho bisogno di lei, e solo mi rendo conto che forse il primo vero amore, è stato lei, l’irrazionale, nevrotica, isterica, e passionale Scheggia. «E quando ci rivediamo in un futuro, avrai l'allevamento di Koala più famoso di Londra. E magari poi potrai prendere anche i Canguri, e i pappagalli...E fari Scheggia e il Fantastico mondo degli animali esotici!»
Alza gli occhi al cielo, e posso notare un sorriso impercettibile.
«Poi aspè!» Dico quasi urlando. «Ti prendi un paio di scimmie, cosi ti ricorderai di Colin e Ian...» Si finge pensieroso. Lui no pensa mai. «Maaaa... Scheggia dopo tra qualche anno, noi della brigata potremmo mettere su un bel circo ambulante... Siiiiiiiiii... Girovagheremo intere stagioni, e te starai con il tuo Koala Kemmy, perchè si il primo koala che ti regalerà si chiamera Kemmy, attaccato dietro la schiena!»
Lei non parla, sicuramente stò approvando il mio brillantissimo piano!Scatto in piedi trascinandola su con me. «Guarda, poi una volta guadagnati cosi tanti soldi, compreremo la scuola, e sbatteremo via tutti, e ci faremo i quartier generale della brigata...» Questa si che è un idea geniale! Penso tra me e me.
«Ehi!» Si sistema meglio. «Sì certo, il quartier generale della brigata..» Guardala Finn, ti regge ogni cretinata, ti appoggia nei tuoi strani piani per conquistare il mondo, ti riporta alla realtà quando ne hai bisogno.
«Siiii Aboliremo la torre dei GalliD'oro... CI faremo la sala da biliardo....» Non continuo, per una volta voglio fare il serio almeno ci provo. L’abbraccio.«Domani parto... Scheggia, inutile far finta di niente, mi mancheranno le nostre litigate...» Sussurro. Ok stò complicando da solo le cose, ma non potevo non dirgli che mi sarebbe mancata.
«Anche a me mancheranno...tu mi mancherai...ma che ci vuoi fare, sapevamo che sarebbe arrivato questo momento prima o poi...» Vero verissimo. «Già.. Ti Amo scheggia» La stringo forte a me, e mi smaterializzo. Non potrei rimanere oltre. Non potrei vedere una storia cosi finire. La mia storia poi. Non posso veramente.

***

FlashBack di Millicent:
Non riesco a dormire. Mi giro e rigiro nel letto, con gli occhi sbarrati, ripensando in continuazione a quello che ci siamo detti, che non ci vedremo più.
Odio l'essere così legata a qualcuno e odio che questo qualcuno domani se ne andrà per sempre, lasciandomi qui da sola.
Pansy dorme, Daphne dorme, Leyla dorme. Dormono tutti. Solo io sono la cretina che è ancora sveglia alle tre di notte.
Già...perchè solo io da domani sarò sola.
Decido di andare in Sala Comune, prendo la bacchetta dal comodino per farmi luce e il nostro diario.
A piedi nudi per non fare rumore, mi avvicino alla porta e la apro lentamente, per poi uscire sperando che Gazza non mi trovi in giro a quest'ora della notte.
Nemmeno una punizione avrebbe più senso senza Finn.
Arrivo in Sala Comune, i piedi ghiacciati per il contatto con il pavimento freddo, nonostante sia ormai luglio.
Mi raggomitolo in un angolo del divanetto, portando le ginocchia al petto e coprendomi meglio che posso con la camicia da notte.
Poi prendo il diario e inizio a sfogliarlo...ci sono le foto della gita ad Hogsmeade, del giorno del mio salto dalle cascate, le foto al Ballo Ceppo...
Alla mia Principessa dice la dedica sulla prima pagina.
Rimango per qualche secondo a fissare la calligrafia precisa e ordinata di Finn sulla carta bianca.
Poi una lacrima rotola sulla mia guancia, seguita da mille altre.
Non è giusto, non è giusto che io stia così male! Per una volta, una dannata volta che decido di essere davvero me stessa con qualcuno, finisce in questo modo.
Ma d'altra parte lui andrà all'università, alla prestigiosa Candice University...io sarei solo d'intralcio nella sua nuova vita...e poi troverà altre mille ragazze sicuramente migliori della sottoscritta....
Con un colpo secco chiudo il diario, lo afferro con entrambe le mani e lo scaravento contro il muro di fronte, guardandolo mentre si schianta poi a terra.
Con la manica della camicia da notte asciugo le lacrime.
Millicent Bullstrode non piange mai.
Prendo un respiro profondo per calmarmi e mi alzo per tornare in dormitorio.
Ci penseranno quegli stupidi elfi domestici a buttare via il diario per me.

FalshBack di Finn:
Non mi ero mai reso conto di quanto fossero bui e grigi questi dormitori. Le tende color bordeaux rendono tutto più monotono, meno allegro.
Ma tanto domani tutto finisce, da domani si torna liberi. Ah già mi immagino la prestigiosa Candince, i corsi liberi, i dormitori più luminosi, nuova gente, nuova vita, più respiro.
Ma allora perché non riesco a chiudere occhio? Perché questo luogo cosi grigio e scuro mi mancherà da morire? Perché solo io non sono contento di avere il massimo dei voti? Perché la prospettiva di andare via da qui mi rende totalmente triste?
Capelli biondo oro, occhi color oceano, un sorriso tagliente. Mi alzo a sedere nel letto, Colin, Ian e Micheal dormono come ghiri, stanno smaltendo al colossale sbronza dormendo. Chiudo gli occhi, ed eccola davanti a me, come un miraggio nel deserto. Mi sembra perfino sentirla piangere, lei che non piange mai. Mi strofino gli occhi con le mani, basta pensare a lei, basta pensare a tutto. Stacca il cervello Finn, tanto non ti serve!
«TUMM!» Ecco provenire un rumore sordo dalla sala comune, questo non l’ho sognato. Prendo la mia bacchetta per farmi luce, e comincio a salire le scale, che portano alla sala comune.
Non c’è nessuno, a prima vista. Sospiro, e cerco di placare quella lieve tachicardia che mi era presa, man mano che gli scalini finivano.
“Chi speravi di incontrare eh Finn?” Dico a voce alta. Chiudo gli occhi, ma è come se sentissi il suo profumo.
Stò per tornare in camera, quando vicino al camino, noto il nostro diario, lì a terra. Solo una persona può avercelo lasciato. La stessa che ormai mi stà ossessionando questa notte.
Trascinando i piedi un po’ svogliatamente, lo prendo e mi siedo sul divano, il fuoco è ancora acceso, gli elfi non sono passati.
Sospiro, prendendo coraggio, apro il diario. Lo sfoglio lentamente, come se il male che mi stessi facendo non bastasse. Leggo le dediche, i pensieri e osservo milioni di volte quelle foto. Chiudo il diario, dandomelo tre volte in testa. Non fa neanche male.
“Oddio!” Esclamo un po’ a voce alta, fregandomene se qualcuno mi sente. Stacco una foto delicatamente, è esilarante, quando Millicent ha creduto che fossi stata con un’altra, quella sera, in sala comune è volato di tutto, da torte di panna, a frecce medioevali, a libri di astrologia, penso che se qualche pivellino gli fosse capitato sotto mano me lo avrebbe lanciato. Per fortuna eravamo solo noi più stretti, tornati prima da una gita a Hogsmeade. La foto ritrae il disastro colossale che abbiamo combinato. Mi ricordo che Gazza ce lo fece sistemare senza magia, per punizione.br> Ma se è stata una decisione comune, neanche proclamata, ora perché mi sento come se una parte di me è sparita per sempre? Perché non gli ho detto che l’amavo realmente, tanto da toccare il cielo con un dito? Perché non la sveglio ora, di soprassalto, cosi da subire l’ennesima sfuriata, per vedere quanto è bella quando si arrabbia? Per sentire la sua voce salire all’infinito per poi placarsi mentre mi lancia di tutto?
Ci sono domande che non hanno risposta. Mai.
Torno ai dormitori, stringendo a me l’unica cosa che mi lega ancora a lei. L’unica cosa che non potrà mai sparire.
Ora lei ha ancora una vita qui in questa scuola, altre mille occasioni in cui essere felice, altri mille ragazzi da conoscere, io non sono nessuno per impedirgli tutto questo.
Arrivato in camera, mi rendo conto che il solo stà sorgendo, non che dai sotterranei possa vedere il vero e proprio paesaggio, ma con queste finestre magiche il problema è risolto. Comunque sia, è ora di fare il baule e andare a salutare gli altri.

***

FlashBack di Millicent:
Sono le nove.
Alle nove lascerà Hogwarts per sempre.
E chissà quando lo rivedrò.
Se lo rivedrò.
Svogliatamente mi alzo dal letto, Pansy e le altre non ci sono e non ho la più pallida idea di dove siano. Ma a dire la verità in questo momento non mi interessa.
Perchè voglio farmi così male?
Mi trascino alla finestra e scosto leggermente la pesante tenda bordeaux, quel tanto che basta per poterlo vedere.
Per poterlo guardare mentre se ne va per sempre.
Per poterlo osservare mentre mi abbandona.
Eccolo lì, sembra che nemmeno si accorga della mia assenza. Troppo preso a salutare, troppo impegnato ad essere al centro dell'attenzione.
Stringo con forza la tenda nella mano destra e di nuovo inizio a piangere.
Non ho mai pianto tanto come in questi due giorni. Non ho mai pianto, a dire la verità.
E'l'unico per cui abbia speso delle lacrime. E' l'unico che meriti le mie lacrime.
E' l'unico che abbia mai amato.
Il primo e l'unico.
Si volta e per un attimo guarda in alto, verso questa finestra.
Di colpo lascio andare la tenda e appoggio la schiena contro il muro, giurando a me stessa che non mi innamorerò mai più di nessun altro.

FalshBack di Finn:
“Hey O’Malley!” Urlano gli amici miei appena vedono che raggiungo l’uscita della scuola, sono tutti fuori, ridono e scherzano come sempre.
“Ciao GENTAGLIA!” Mi butto letteralmente in mezzo alla folla. Baci, abbracci, pacche sulle spalle, spintoni, pizzichi. Di tutto.
“Allora alla Candice mi raccomando non rivoluzionare tutto, falla reggere ancora per un paio d’anni, che voglio venirci anche io!” Mi dice uno, che non so neanche il suo nome, ma evidentemente lui mi conosce.
Non mi dà fastidio che tutta questa folla sia così affettuosa con me, in altre circostanze li avrei evitati volentieri, ma ora, è come se riempissero quella voragine che stà inglobando tutto il mio mondo. Mi stò illudendo di non essermi accorto che LEI non è venuta a salutarmi.
Con la bacchetta faccio lievitare il baule fino alla carrozza, Colin e Ian sono di nuovo in ritardo. Lancio un’occhiata verso l’ingresso della scuola, vedo alcune sagome comparire, sorrido, sono sagome femminili, ecco la tachicardia di questa notte torna alla carica, ma non mi interessa, io la rapisco, la porto via con me.
“Supremo”
“Poison!”
L’abbraccio. Cerco di sorridere, non voglio farmi vedere serio, non è da me, che ricordo lascerei in questa scuola? Non può esistere un Finn serio! Neanche a volerlo!
Istintivamente alzo gli occhi, verso quell’austero edificio, e mi è sembrato di vederla lì, alla finestra, di vedere che piangeva per me. Ma non è possibile lei non piange mai.

***

amore, flashback, millicent

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domenica, 29 ottobre 2006

“Sono stata alla tenuta” Dice afferrando una mela.
“Ma dai” Rispondo chiudendo il frigo, con una bottiglia di succo di zucca in mano.
“Già, c’ho portato Ray” Sorride. Ray? Lo Yankee? Perché proprio lui?
“Lo Yankee?” Chiedo istintivamente inarcando il sopracciglio, mentre stappo la bottiglia.
“Si proprio lui” Si avvicina, facendo finta di niente, mi dà una botta con il fianco. “E spostati!” Ride, mentre controlla il frigo, anzi quello che rimane nel frigo. “Ma è semi vuoto!” protesta richiudendolo.
“Hecate è passata qui prima!” Rido divertito.
“Capisco!”
“Com’è stato?”  Voglio sapere perché, è tornata lì dopo cosi tanto tempo.
“Non ti saprei dire, ah ti salutano tutti, Andrew ha detto che gli mancano le vostre chiacchierate” Caspita! È vero, lei non sa che io ci sono tornato. Ok, ora mi merito un crucio in pieno petto.
“Ah-Ah si?” Dico aprendo un bottone della camicia.
“Si, e tranquillo non ti crucio!”
“Leyla! Quante volte ti ho detto di non leggermi la mente!” protesto, un po’ sollevato.
“Scusami” Dice addentando la mela rossa, fa uno strano effetto vedere quel rosso scuro, in netto contrasto con la candida pelle sua. “Perché ci sei stato?”
“Ok, quello che stò per dirti forse non lo capirai totalmente, però…” Lascio cadere la frase così. Non so se continuare o meno, non so come prenderla. Praticamente di discorsi così seri, con lei non ne ho mai affrontati. “Quando la tua famiglia è stata sterminata, nella tua vita c’è stato uno strappo, una parte completamente lacerata, sinceramente non ho mai saputo ne dire ne fare niente, stavo li a osservare il tuo mondo andare a rotoli, e un giorno sono passato alla tenuta per via di un ingrediente per un antidoto introvabile, e mi ricordo che il laboratorio di tuo fratello era il più fornito al mondo. Cosi girando per casa, ho visto i ritratti dei tuoi…”
“E hai pensato bene di tenermi nascosto questo per tutto questo tempo?” Mi dice lei seccata.
“Leyla, senti, sei una delle poche persone su questa terra che non riesco a capire. Come avresti reagito? O mi avresti schiantato, o ignorato” Dico di botto.
“Hai ragione..” Dice buttando via la mela, e prendendo un bicchiere.
“Perché con lo Yankee?”
“Come perché?”
“Beh ce lo hai portato di proposito, dopo nove anni che neanche ci passavi…”
“Finn, che vuoi che ti dica? Mi sentivo di portarcelo…”
“Leyla non farmi usare la legimanzia, che con te è una tortura!” Dico guardandola male.
“Beh, con lui sono riuscita a risentire un battito nel petto” Dice facendo comparire una bottiglia di wisky. “Cioè, non lo so, tutto è iniziato dalla mia estate in America 5 anni fa… E si conclude con noi due che siamo come fratello e sorella” Dice versandosi un bel bicchiere.
“Ok ora è tutto chiaro!” Dico risoluto.

*Flash Back*
“A-Andrew!” Dico stupito, sobbalzando all’indietro.
“Oh Volpe!” Dice lui facendo un cenno del viso.
“Che… è bello vederti!” Dico grattandomi la testa, rendendomi conto della enorme cazzata che stò dicendo. Lui è morto, e stò parlando con il suo ritratto animato.
“Come va? Leyla come sta? Hecate? La Brigata?”
“Leyla è un po’ che non la sento, io sono uscito da scuola, ora stò facendo il secondo anno di Medicina Magica, Psicologia e Psichiatria.” Dico sedendomi sulla poltroncina davanti al camino. “La Calzetta stà bene, così mi scrive..”
“Bene” Sorride lui. Ha ancora lo stesso sguardo di sempre, sono passati ben 4 anni, e che effetto vederlo lì, sembra quasi vivo. “Mi raccomando, Finn, te e Hecate dovete stare vicino a Leyla”
“Sarà fatto” Dico accavallando una gamba. “Andrew, te lo dico sinceramente, anche perché mentire serve a poco, ma non penso che torni la Leyla di una volta. La devi vedere adesso, una piccola donna, che non si piega ne si spezza. Sempre seria, e con lo sguardo vuoto.”
“Ma non importa, te dagli del gelato, e digli..”
“Un gelato fa sempre tornare il sorriso..” Concludiamo insieme.
*Fine*

“Finn!” Sento chiamarmi.
“Eh? Si? Cosa?” Scuoto la testa.
“Si ciao!” Mi dice Leyla sventolando una mano davanti al mio viso.
“Ci sono, ci sono!” Dico ridendo.
“Finn, sai che sei strano?” Dice Leyla, mangiandosi un’altra mela.
“Si e te sei una mangiatrice di mele a scrocco!” Dico osservando la ciotola ormai vuota.
“Non è colpa mia se in questa casa c’erano solo 3 mele praticamente!” Dice lei alzando le spalle.
“E te le dovevi mangiare tutte e tre?”
“Ok come vuoi..” Dice posando la mela sulla ciotola, e la gira verso di me, cosi posso vedere un bel morso proprio al centro della mela.
“Scema riprendila!” dico afferrandola e lanciandogliela, lei l’afferra al volo e gli dà un altro morso.
“Ma senti, Fantasy? È  un po’ che non la vedo in giro, Phoenix non mi ha detto niente..”
Io istintivamente alzo gli occhi al cielo, è diventata un incubo.
“Giura di non dire niente” Dico sedendomi vicino a lei sul divano.
“Non giuro, ma vedrò di fare il possibile”
“Ehm, quando mi sono lasciato con Milly, 4 anni fa, ho passato un periodo no.. Il tirocinio andava da schifo, la brigata era semi sfasciata, e c’era Elizabeth che mi è sempre stata vicino, tra una corsa e l’altra siamo stati assieme 4 mesi.. Poi è tutto finito, a me di lei non è mai interessato, e gli ho detto la parola fine…” Giocherello con un pezzetto di carta, che era sul tavolino.
“Ahahahahahha” Ride divertita la mora.
“Che ridi!” Dico esasperato io.
“Non te la toglierai più di dosso!” Mi dice continuando a ridere.
“E che c’è da ridere?” Dico fingendomi offeso.
“Millicent lo sa?”
“Assolutamente no, e non lo deve mai sapere!” Dico serio.
“Ah!” Dice urlando, e mi indica con un dito. “Scoperto!”
“Ma scoperto cosa?”
“Ti piace ancora Millicent!”
“Ahhhh, basta! Non ne posso più! No non mi piace più!” Dico buttandomi all’indietro esausto.
“Ok, se lo dici te! Non ci credo proprio!” Dice lei divertita.

“Ma davvero!” Esclamo realmente stupito.
“Si davvero” Dice lei normalmente, richiudendo il frigo con un fianco.
“E come mai, questo cambiamento?” Chiedo incuriosito. È realmente strano che cambi idea cosi, da un giorno all’altro.
“Così!” Esclama facendo le spallucce, e afferrando la mia tazza già pronta con i cereali al cioccolato. Poi si guarda intorno un po’ spaesata, e a quel punto gli porgo il cucchiaio, senza neanche vedere quello che fa. Sfoglio la gazzetta, e mi verso un bicchiere di succo, che finisce direttamente nelle mani della ragazza.
“E brava la mia pinguina!” Dico arruffandogli i capelli.
“Hey!” Protesta lei guardandomi male.
“Ho parlato con Leyla” Dico continuando a sfogliare la gazzetta.
“Del fatto che è tornata alla tenuta, con Ray” Dico bevendo un sorso di caffè nero.
“Lo so” Mi risponde abbassando il giornale, e guardandomi dritto negli occhi.
“Strano vero?” Le chiedo, voglio vedere se la pensa come me.
“Un po’” Conferma la mia ipotesi.
“Serpente! Mi dai ragione? Oh Mamma!” Dico facendo il finto scandalizzato.
“Smettila dai!” Dice atona, scuotendo la testa. “E comunque Ray è un tipo OK”
“Sarà, ma il fatto che ci sia tornata, con lui, dopo oltre nove anni è un po’ assurdo!” Ribadisco.
“Geloso?” Scherza lei.
“Ma smettila! Leyla sa badare a se stessa, solo come mi ha detto Andrew, si è persa”
“Hey, benvenuto nel nuovo mondo! Colombo hai scoperto l’America!” Dice lei pungente e ironica. “Non so se l’hai notato, ma da quando è successa la strage, il giorno prima del suo compleanno, non è più la stessa!” Conclude dando un bel morso a una ciambella alata.
“Grazie Scimmiotta! Non l’avevo notato, che dai vestiti rosa è passata al nero notte, e dal sorriso che aveva sempre, ha stampato Avada in bocca!” Rispondo sarcasticamente.
“Hey, fly down bello!” Dice lei aprendo la mia dispensa. “Per inciso, piccola parentesi, cerca di fare spesa in giornata!” Dice lei richiudendo lo sportello affranta, non ho trovato niente di commestibile.
“Poi scusa che vorresti fare?” Mi chiede tornando a sedersi, e bevendo il caffè dalla mia tazza.
“Io niente!” Dico alzando le mani. “Non faccio assolutamente niente, l’unica cosa che ho imparato a fare, è stare lontano dai guai e soprattutto da Leyla, quando gli tocchi questioni familiari!”
“Oh, bel amico che sei!” Sbotta lei.
“Senti, io il crucio per amore della patria non me lo becco!” Cerco di sdrammatizzare.
“Non avete più parlato, vero?”
“No” Ammetto abbassando lo sguardo.
“Non sarebbe ora?”
“Leoncina, non penso che sarà mai ora!” Dico categorico, alzandomi dallo sgabello, e dirigendomi in camera.
“Non puoi scappare per sempre!” Urla lei. Invece si. Mio padre mi ha sempre detto, che l’unica cosa che non dà scampo è la morte. Quindi ancora posso scappare.

“Dock Rock!” Esclamo stupito entrando nel salottino/spogliatoio/rifugio dell’ospedale.
“Hey!” Dice infilandosi il camice.
“Leyla mia aveva detto qualcosa in proposito, che saresti venuto a fare il tirocinio qui” Dico passandogli una tazza di caffè.
“Invece non mi aveva niente di te” Dice lui afferrandola. “Medicina anche te?”
“No, cioè si, Psicologia e Psichiatria Magica” Dico girando la palettina nella tazza. “Primo giorno di tirocinio?” Chiedo incuriosito.
“Esatto!” Sorride lui.
“Con il sorriso che hai, non avrai problemi a risultare simpatico a Miss Pixie!” Dico ridendo.
“Miss Pixie.. Mhm” Dice lui pensieroso.
“Hai presente la vecchia arcigna, con un aura nera, che vi accolto con un ‘tsè’ al vostro ingresso?” Chiedo divertito.
“Si quella, con l’acconciatura anni preistorici, e con la bacchetta tutta ricurva?”
“Esatto, allora hai già conosciuto Miss Pixie!” Rido.
“Per Merlino!” Esclama lui, non so se per l’orrida visione, o per l’incubo di fare un anno, senon più. Di tirocinio con quella lì che ti alita sul collo.
“Tranquillo! Dock Rock, un paio di giorni e ti abitui alla sua presenza!” Gli do una pacca sulla spalla, prima di aprire la porta  e uscire.
“Supremo!” Mi richiama lui, seguendomi.
“Ahahaha, chiamami Finn!” Gli dico sorridendo. “Non siamo nella brigata!”
“Va bene, Finn, te da quanti anni sei qui dentro?”
“6 in realtà, stò iniziando il secondo anno di specialistica.” Dico osservando le nuove reclute.
“Ancora qui dentro?”
“Si si si… Che ci vuoi fare, mi sono innamorato di Miss Pixie!” Dico serio, per poi scoppiare a ridere.
“Ahahahahaha, certo al suo fascino sarà difficile resistere!” Ironizza lui. Simpatico il tipo. Almeno non sembra uno di quelli ingessati, o strafottenti. Mi sembra un tipo a posto.
“Te invece, che corso vuoi seguire?” Gli chiedo facendo scomparire le nostre tazze ormai vuote.
“Antidoti e Cura delle Malattie Magiche”
“Wow! Complimenti! Bella specializzazione!” Dico interessato.
“Grazie!”
“Poi magari apriremo uno studio assieme, con altri ottimi collaboratori” Scherzo io. “Ora vado, un amabile strega, non riesce più a smaterializzarsi per via di un trauma che ancora devo scoprire!” Dico prendendo la cartella.
“A dopo!” mi saluta con un cenno della mano.
“Buon tirocinio!” Dico sventolando la cartella in aria, prima di girare l’angolo.

“Lo stesso che beve la signorina!” Dice sedendomi vicino alla bionda. Lei si gira guardandomi malissimo.
“Ah sei tu Finn!” Mi dice girando la cannuccia nel suo drink.
“Grazie dell’entusiasmo dimostrato, Scheggia!” Dico appoggiando i gomiti sul bancone.
“Non è assolutamente serata Finn!” Dice scuotendo la testa.
“Si può sapere che è successo?” Dico girandomi verso di lei.
“Oliver” Oliver? Che cazzo ha fatto?
“Oliver?” Ribadisco io.
“Problemi di comprensione? Si lui!” Dice acida.
“Ah, e che ha fatto questa volta?”
“Questa volta?” Si gira fissandomi.
“Beh, sei qui da sola, in un pub, a bere, e in compagnia solo della tua bacchetta, tranquilla… Non penso che sia la prima discussione!” Dico analizzando la situazione.
“Beh, non penso che siano questioni che ti riguardino!” Dice lei tornando dal suo drink.
“Vorrà dire che ti tengo in compagnia in silenzio!”
“Bene!”
“Bene!” Ribatto io un po’ stizzito. Ma ecco che la cameriera mi porta lo stesso drink di Millicent. Ne bevo un sorso. È fortissimo. Deve stare veramente male.
“Perché deve essere cosi fottutamente complicato?” Dice rivolta più al suo Drink che a me. “Perché Oliver deve essere cosi fottutamente complicato?” Oliver. Oliver. Io, io bevo un bel sorso.
“Si può sapere che ha fatto?” Dico guardandola dritta negli occhi. Non brillano più come una volta. Sono arrossati e stanchi. Deve aver pianto, e anche tanto. Lo noto anche dal sorriso che fa. Quando ha pianto sorride in maniera strana. Non saprei come spiegarlo. So solo che ha pianto.
“Oh, ha fatto tutto e niente, per il momento si è fatto odiare.” Dice sempre rivolta al proprio drink. Non regge lo sguardo con me. Altra conferma che ha pianto. “Oliver ha preteso, anzi no, ha detto che mi dovevo allontanare da Leyla, che ha una brutta influenza su di me, che io non ragiono con la mia testa se ce lei..” Continua a dire, con un certo nervosismo nel tono. “Ma ti rendi conto? Separare me e Leyla… Cioè noi vipere, senza l’una con l’altra… Questa volta Oliver l’ha detta grossa..” Continua.
“Eh si, grossa” Ribatto io senza guardarla.
“Poi Ray, lo Yankee, era lì, a casa mia… Lui e Pansy, Pansy e Lui, no, no, no, non va bene! A costo di togliere tutti i divani della Candince io non lo voglio più vedere su un divano, tanto meno di un’amica mia!” Scuote la testa. "E non voglio vedere, manco più Oliver, ma è complicato dato che stiamo assieme!"
Oliver. Oliver. Oliver. E via con il terzo drink. Scheggia invece è già al quinto, e solo da quando sono arrivato.  Figuriamoci prima quanti se ne è fatti.
“È ora di tornare a casa” Dico pagando il conto.
“E dai, proprio ora che riuscito a farmi ridere!” Dice poggiando il bicchiere ormai vuoto.
“E ti riaccompagno a casa, cosi ridi un altro po’” Dico afferrandole la vita.
“Sono in grado di camminare, eh!” Dice lei ridendo. “Non farmi litigare anche con te, che con Oliver ne ho avute abbastanza!” Oliver. Un’altra volta. Mò glie lo do io Oliver. Ma stai fermo Finn. Lascia perdere. Lei stà con… Oliver!
“Va bene, ma andiamo!”

Appena fuori dal pub, mi smaterializzo nel suo salotto. Le altre dormono, lei comincia a ridere.
“Shhhh, o sveglierai tutti!” Dico dirigendomi nella sua camera. Grazioso l’appartamento, veramente carino.
“Sé sé sé…” Dice lei ridendo, e entrando in camera sua, fa cadere non so che cosa.
“Scheggia!” La rimprovero io.
“Scheggia!” Mi rifà il verso. È cosi adorabile.
“Dai mettiti a letto così vado…” La guardo, è cosi attraente. È cosi bella. È l’alcool che mi fa parlare? Anzi pensare?
“E mi lasci sola?” Dice con voce da bambina.
“Ci sono le vipere di….” Non continuo la frase. Lei è davanti a me, i nostri visi sono a qualche centimetro di distanza. Sento il suo profumo, sempre lo stesso. Lo stesso che aveva il mio cuscino quando stavamo assieme. Lo stesso che non mi ha fatto dormire per settimane. Lo sentivo ovunque. La bacio. Non resisto. Lei ricambia. Ci lasciamo cadere sul letto.

“Scheggia” Dico sussurrando, stringendola a me. Ma lei dorme. Ha un viso sereno. Non posso ancora crederci, che, dopo quattro anni non è cambiato niente.Si stà con Oliver. Ma ora sono stanco, basta pensieri, basta congetture. Ora che stringo la cosa più bella e importante del mondo tra le mie braccia. Dalle persiane la luce comincia a bussare, ma prima che la notte sul giorno abbia la meglio, mi addormento. Ho la cosa più importante del mondo sdraiata a fianco a me.

flashback, ray , leyla

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